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Noi Siamo, Io Sono - Madama Minerva Rosaspina

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Messaggio Da Sentrem il Mer Dic 04 2019, 22:50

1° Dicembre 1319

Il Comandante era chiuso nel suo studio da tempo.
I vassoi con il suo pranzo erano tornati nelle cucine ancora pieni, dopo ore di inutili tentativi da parte di Lercho di invitare la Dama a mangiare.
Sul tavolo di legno all’interno della stanza che fu di Kainen, v’era dispiegata una grande mappa del Ducato sopra cui erano poste tante piccole imbarcazioni in legno, alcune recanti lo stemma della casata Nordrake, altre portanti delle vele bianche, più simili alle Drakkar florjark, mentre lungo le coste erano allineati diversi blocchetti verticali rappresentanti gli eserciti; Minerva era in piedi, china sul tavolo, ed osservava attentamente la disposizione delle navi. Spostò delle imbarcazioni di entrambi gli schieramenti e riportò alcuni eserciti nel punto in cui erano stati posizionati svariati tentativi fa, muovendo di conseguenza due navi ducali, poi si fermò ad osservare il nuovo schieramento. Passarono pochi attimi di silenzio, in cui la donna spostò lo sguardo da una parte all’altra della mappa poi, improvvisamente, sbatté con violenza i pugni sul tavolo e mandò all’aria una pila di documenti. Il respiro era affannato dalla rabbia. Minerva guardò le navi e gli eserciti caduti di lato sulla carta, chiuse gli occhi e respirò a fondo cercando la calma, lasciandosi cadere pesantemente sullo scranno. Riaprí gli occhi e si concesse di sbottonare la prima chiusura della sua tunica bianca, passando un dito attorno al colletto diventato improvvisamente troppo stretto, poi si sciolse i capelli. Sospirò e, prendendo il calice d’argento, si spostò alla finestra dello studio: da quella posizione della Cittadella di Tohran era possibile vedere Punta del Drago, con la sua possente cinta di mura ed il Palazzo Ducale. Minerva lasciò vagare lo sguardo sul paesaggio, assorta nelle sue riflessioni.

“Dove siamo arrivati…” mormorò tra se e sé, per subito serrare le labbra come a rimproverarsi dell’aver parlato da sola, senza uno scopo, tuttavia non riuscí a fermare il flusso di pensieri che premevano per essere pronunciati e quindi continuò
“Come 19 anni fa… esattamente come allora. Stessa situazione disperata, troppi nemici, troppi fronti aperti, poco tempo. Ed un antico rituale che stava collassando, permettendo la libertà ad una reliquia demoniaca di trovare il suo padrone… il sacrificio di pochi per salvare un Ducato non ancora nato, basato su una precaria alleanza tra Biel e Sigfried. Morti, tutti, tranne me, che cerco di raccogliere i pezzi di ciò che è rimasto.”
Minervà chinò la testa e parlò con la tristezza nella voce
“Mi hai sentita, Sigfried?! Guardaci: il trattato di Seawolk è carta straccia, hai sprecato fiato predicando unione ed alleanza per anni! Che risultato hai avuto se non che una pugnalata alle spalle? E Kurzt? Ed io che risultati ho ottenuto portando le Catene se non che rinunciare all’amore di mia figlia?! Abbiamo fallito, entrambi”
Si accostò il calice alla bocca come per bere, ma il braccio ricadde pesante lungo il fianco
“Già, nostra figlia… non é forse per lei che abbiamo sempre lottato? Per il suo futuro, per il futuro della Tribù e per il futuro della nuova Tribú che si stava formando con l’alleanza tra il Lupo Guardiano ed il popolo dei Nordrake? Per un mondo giusto, per tutti? Adesso, nell’ora più buia, vedo i frutti del nostro lavoro… marci. Recisi, caduti dall’albero. Senza guida, stagnanti in questa inutile guerra civile da troppo tempo, con un potere magico incontrollato, incontrollabile, senza flotta, con un estasiato che avanza ogni giorno di più.”

“Che sia giunta la fine? Proprio ora, alle porte di un nuovo anno?”
Il Comandante soppesò le sue stesse parole per diversi istanti, come se le fossero state rivolte da un interlocutore immaginario con cui stava conversando.
“No… il Rinnovamento non porta mai ad una fine, ma ad un inizio” si rispose

“LERCHO!” vociò forte Minerva, portandosi al centro della stanza
Da oltre la porta si sentì un rumore di piagnisteo, poi comparve lo strano servitore che si premurò di inchinarsi più volte mentre il Comandante parlava.
“Prendimi dell’inchiostro fresco e della ceralacca, devo scrivere nuovi ordini al Capitano del blocco navale ed a Lady Ludovica, e fà anticipare la mia partenza per Punta del Drago: se la Lady me lo concede andrò a guardare nelle sale del suo Palazzo il dipinto di cui mi ha parlato Ninui… Voglio vedere Kurtz Nordrake e Sigfried un’ultima volta. Prepara un carro degno d’entrare nella città”
Lercho si prodigò in altri goffi inchini, poi sparì.
Minerva attese di rimanere sola e si portò di nuovo alla finestra, osservando ancora il paesaggio; poi, con fare risoluto, raccolse di lato i capelli ed abbottonò stretta la chiusura della sua tunica, raddrizzando le spalle.

“Noi siamo l’Ordine della Catena d’Argento, Noi siamo coloro che si ergono di fronte al Caos e la Sacra Triade si erge al nostro fianco” recitò.

“Io sono la Catena d’Argento, io sono colei che si erge di fronte al Caos e la Sacra Triade si erge al mio fianco: non ci sarà un eterno inverno per il Ducato, ma un nuovo inverno, un nuovo Rinnovamento”
Minerva guardò con un mezzo sorriso, quasi con dolcezza la mappa dispiegata sul tavolo ed i suoi eserciti schierati a difesa della Capitale
“Sarò al vostro fianco, soffrirò questa guerra al posto vostro se gli Dei me lo concederanno”

Sentrem

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