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Kevha tus - Dama Aurora Victorius

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Messaggio Da Sentrem il Mar Mag 07 2019, 21:08

All’ingresso della rumorosa e fumosa cittadina di Barge, la carrozza della famiglia Ghim stava rientrando alla magione per la sera e, come da accordi, per ordine del Tenente Colonnello Asaki, lord Magnus Ghim portava con sé Faramir e Nuyu per i loro controlli della sera presso la diocesi.
I tre viaggiavano in silenzio, finché l’austero uomo di rosso vestito non lo ruppe bruscamente.
"Dimmi Nuyu...ormai sei cittadina del Ducato, perché rientri alla sera in chiesa?"
"Per fare compagnia a Faramir!" rispose la non morta, con un cenno d’intesa al nano.
"La sera lui ha bisogno di brontolare!".
Una volta a destinazione, una guardia con le effigi della Mano Rossa venne a prelevare i non morti, ma con stupore di Faramir, anziché le solite domande di commiato, gli porse una lettera.
Il nano la guardò e la girò direttamente a Nuyu chiedendole il favore di leggergliela; con poca discrezione anche Magnus e le guardie si fermarono ad ascoltare.
La lettera filò liscia con la voce di Nuyu, ma nel momento in cui lesse "protetto" e "scudiero servente" il nano scoppiò.
"PROTETTO?! SCUDIERO SERVENTE?! Io sono morto per questo Ducato!"
Disse tirando un pugno alla carrozza e infuriato si incamminò verso la dimora che gli era stata assegnata; lord Ghim, infastidito prima dal pugno e poi dalla reazione del nano, si rivolse a Nuyu in modo sbrigativo.
“Vedi che non faccia danni in giro!”
"Non si preoccupi, passerà la notte a brontolare e non farà del male a nessuno."
Con un paio di passi lunghi la donna raggiunse il nano e lo affiancò.
"Devo parlare col Tenente Colonnello, chiedergli il permesso di andare a Pinnacolo dell’Essenza per accompagnare Aurora in questa, questa...COSA!”
Camminò a passo più svelto e aggiunse solo: “..tutto per questa maledetta cittadinanza..”

Una settimana più tardi al limitare del quarto mese.
Punta del Drago si ergeva all'orizzonte in una giornata grigia, alle spalle del Palazzo del Duca, dall'immensa distesa d'acqua, salivano nuvole cariche di pioggia di un color ciano. Il mare, sempre più vicino ad ogni passo, si sentiva carico della forza del vento.
Due figure si stavano immettendo della ormai timida folla della strada principale della città.
L'elfa aveva il volto tirato e la rima delle labbra era tesa allo stremo, quasi invisibile. L'abito di lei era stato sapientemente ripulito e riordinato, mentre i capelli erano intrecciati in maniera dura e castigata, in uno strano connubio di piume e fiori.
Al suo petto un grosso teschio brillava debolmente accanto ad una pietra rossastra e un ciondolo bianco.
Al suo fianco un nano dalla pelle bianca e lucida, il volto segnato da due profonde occhiaie e gli zigomi tesi su un volto scarno.
Anche lui sembrava piuttosto teso sotto degli abiti neri, contornati da un pelliccia rozzamente intagliata.
L'unico punto che sembrava distinguere il nano dal suo solito stile erano dei ciondoli, finemente intrecciati alla barba, a rappresentare delle piccole asce.
“Ti sei tirata a lucido per questa nomina eh?”
Il nano stava brontolando da circa tutto il viaggio, aveva tentato di battibeccare con l’elfa durante tutto il tragitto.
L’elfa arrossì fino alla punta delle orecchie.
“Lord Zaccaria mi ha fatto notare che sarebbe stato meglio lavare via le macchie di sangue almeno. Mi ero un po’ lasciata andare, ma credo sia ora che io mi impegni, se voglio...fare buona impressione.”
Il tono della voce sembrava leggermente malinconico, ma continuò in tono più canzoniero.
“Neanche tu non scherzi però, quelle asce?”
Il nano si sfiorò con la barba con un sorrisetto complice.
“Un dono di Levitas!”
I due fermarono il loro alterco all'ingresso della città: davanti a loro il Muro, alto e imponente oscurava ora totalmente la capitale. L'elfa sfiorò leggermente l'imponente barriera edificata dal sapiente lavoro della famiglia La Torre assieme ai mastri nani sottomontei.
Rimasero un attimo in silenzio, poi il nano sbottò.
"Aurora che c'è ora? Non credo sia ora di ammirare l'architettura..."
L'elfa sospirò infastidita.
"Non ammiro l'architettura. Ammiro chi ha costruito questo. Una capacità così grande di ideazione e pianificazione, fino a costruire qualcosa di così stabile e inattaccabile."
"Se non ti conoscessi bene mi dilungherei a parlare della sapienza dei mastri nani, ma ti conosco e quindi tu credi non ci riuscirai mai vero? A fare qualcosa di altrettanto grande."
"Le hai sentite le voci che girano, non ho potuto analizzare queste dinamiche. Mettere tutti i tasselli al loro posto. Valutare e rivalutare in seguito. Non ho potuto valutare tutti i punti di vista. Le conseguenze e le ricadute. Non ho potuto ideare qualcosa di...più sicuro."
"Hai sempre agito bene, lo stai facendo anche ora. Lo sai. Lo so. Lo sappiamo. Le tue azioni si sono sempre rivelate oculate, non certo prive di rischi, ma oculate. Questa volta non sarà da meno. Saremo al posto giusto, nel momento giusto."
"Lo spero.."
La conversazione si spezzò mentre passavano sotto gli immensi cancelli di ferro.
"Almeno le grate sono aperte, forse non siamo ancora in tempi di guerra..forse si può ancora evitare."

Raggiunsero il Palazzo del Duca da una delle cinque vie che tagliavano i cerchi concentrici di mura della capitale; la sala principale, sorretta da dieci colonne per lato, era sovrastata da una volta a botte ricoperta da bassorilievi delle più grandi imprese del Ducato.
Con somma sorpresa di entrambi, alcune aree della volta erano lasciate vuote, come ad attendere una mano più esperta o un'impresa più eroica da scolpire.
Vennero accolti da diversi messi e servitori fino ad arrivare nelle stanze private al cospetto di Ser Helix Varnio.
L'uomo che gli si presentò davanti era snello e scattante, sulla mezza età, con un sorriso giovane, ma sovrastato da due occhi scuri attenti.
"Finalmente conoscono la Sapiente Aurora, quanto vociferare si fa di voi. Non ci credevo quasi più oramai!"
"Siamo onorati di questa proposta e felici di sapere che l'eco nostri sforzi non rimane inascoltato. Perché spesso ci è parso come tale."
"Ora nulla verrà più lasciato al caso e tantomeno inascoltato, soprattutto ora che avremo un portavoce del nostro ordine del decantato Gruppo d'Intervento, abbiamo grandi aspettative su di voi futura Dama Aurora!"
L'uomo rise in modo innaturale, ma la tensione si stemperò ugualmente.
"Non abbiate timore in ogni caso, domani sarà un grande giorno, la Duchessa Ludovica ha chiesto di essere personalmente presente alla vostra investitura, come omaggio al vostro coraggio!"
L'elfa impallidì visibilmente e riuscì solo a pronunciare.
"Non potrei esserne più lieta.."
Un servitore accompagnò poi i due ad una rapida e sbrigativa visita del Palazzo del Duca per mostrare loro le rispettive stanze.
L’elfa cercò di congedarsi rapidamente da entrambi con un cenno del capo e fece per entrare nella sua stanza, ma si fermò per sentire il nano.
“Aurora preferisci che rimanga qui a guardia della porta?”
“No no, Faramir non vi è pericolo qui per noi..”
Il servo si schiarì la voce con fare infastidito.
“Sarebbe preferibile che il vostro non-morto stesse al proprio posto accanto a voi, Sapiente Aurora e non a girovagare nel Palazzo.”
“Il suo non-morto?! Come…”
Aurora agilmente fece un balzo frapponendosi tra il servo, che stava già prudentemente indietreggiando, e Faramir che aveva già messo mano a Sfondacrani.
L’elfa, in evidente difficoltà, fermò il nano a malapena e fece uscire una voce impostata, ma incrinata verso la rabbia.
“Come Caporale dell’Occhio e la Spada e futuro scudiero servente dell’Ordine del Dardo di Cobalto, la creatura arcana negromantica chiamata Faramir è qui ospite con me! Non permetto simili accuse o futili dubbi! Faramir è una creatura dotata di libero arbitrio e capacità decisionali sicuramente superiori alle vostre!”
Il corpo dell’elfa era proteso in avanti quasi a volergli balzare addosso.
“Sono stata CHIARA?”
Il servo si fece piccolo e indietreggiando con un mezzo inchino, sussurrò solo: “...la sua stanza è la porta sulla sinistra…” per poi sparire di corsa in un corridoio sulla destra.
“Oh noto con piacere che ogni tanto anche tu ti scaldi!”
L’elfa lo osservò di sottecchi e lo saluto solo con una frase, chiudendosi la porta delle sue stanze alle spalle.
“Ultimamente anche troppo..”

Il giorno seguente all'alba Aurora stava già soffiando su una tisana bollente in una delle grandi sale per i ricevimenti. Il nano la raggiunse dopo poco con passo pesante.
"Ti sei portata quella tisana puzzolente anche qui?"
Lei lo osservò con un mezzo sorriso.
"Al tuo contrario necessito ancora di mangiare e poi, sono erbe che mi ricordano casa. Inoltre ora posso prendermi molto più tempo di prima per la mia tisana, visto che il trucco massivo non mi serve più."
"ERA ORA! Non so come tu facessi a sopportarlo!"
"Infatti non lo sopportavo, come tutti i lutti non si sopportano, si portano, finché ne sentiamo il peso. Piansi molto anche per te, ma averti qui è una delle mie pochissimi e preziosissime gioie."
L'elfa gli sorrise e riprese a soffiare sopra la tisana.
"C'è proprio un gran casino del Ducato eh?"
"Ed è solo l'inizio..."
Nell'ora in cui il sole era più alto e splendeva incerto tra le nuvole grigie, molti aspiranti cavalieri aspettavano fuori dal Palazzo del Duca. Tra le armature scintillanti e gli archi di finissimo legno, Aurora spiccava come un papavero rosso in un campo di grano.
Se a questo aggiungiamo la presenza inquietante di Faramir, si ottenne l'effetto che, attorno a loro, si creasse il vuoto.
La folla radunata attorno vociferava con malcelato fastidio per la presenza di un non-morto e per Aurora fu molto complesso fermare il nano più e più volte dal caricare i mercanti e i signorotti lì radunati.
"A quanto pare non saremo solo noi a essere investiti.."
"Lo credevi veramente? Con una guerra alle porte vuoi avere più pedine possibili..."
Aurora soppesò le parole del nano e disse solo.
"E noi siamo pedine?"
"Solo se lo vogliamo. Noi siamo membri del Gruppo d'Intervento e lì si trovano le persone a noi care. Il Ducato è la nostra casa e una casa per me è dove i miei affetti sono. Il nostro letto sarà Pinnacolo o la Caserma, ma la nostra CASA è ben più grande e più importante. So che la pensi come me."
"Cosa faremo se la mia scelta si rivelasse sbagliata? Se la mia scelta dovesse portare problemi?"
"Difendiamo CASA."
L'elfa si girò a mento alto verso il Palazzo del Duca che ora apriva le porte.
"Hai ragione..."
"Io ho sempre ragione kevha tus.."
Quando le porte del Palazzo si aprirono la folla sciamò all’interno, al fondo della sala principale vi erano in attesa i capi dell'Ordine del Dardo di Cobalto, la Duchessa e Ferdinand Ronuà.
Tutti si inchinarono in attesa delle parole della Duchessa.
"Miei valorosi membri del Ducato e con onore e gioia che vi accolgo nella mia dimora affinché le vostra gesta d'ora in avanti perseguano la via dell'Ordine del Dardo di Cobalto. Lascio la parola a Ferdinand Ronuà capostipite della famiglia Ronuà. In piedi!"
L'uomo si alzò dal suo scranno e con voce tonante accolse per nome i diversi aspiranti in modo freddo e composto.
Finito questo le alte cariche si ritirarono poi in una sala secondaria lasciando i futuri Dame o Cavalieri ad attendere nella loro posizione.  
Ognuno di loro venne chiamato dentro singolarmente, solo il nome di Aurora venne accompagnato quello di Faramir.
“Sapiente Aurora Victorius della Congrega della Fiamma Eterna per i servizi resi al Ducato nel passato mese, nella protezione della Duchessa Ludovica Nordrake Ronuà e dei Nobili tutti.
Per aver dimostrato acume ed ingegno nel portare a termine tale impresa, nonché una profonda abnegazione verso la figura e la persona della Duchessa stessa.
Per aver dimostrato la capacità di saggiare ed osservare il campo di battaglia con sguardo attento, ed aver individuato ed attuato la via migliore per superare le difficoltà dello scontro.
Viene nominata Dama dell’Ordine del Dardo di Cobalto, per volontà della Duchessa Ludovica Nordrake Ronuà e di lord Fernand Ronuà.”
La Duchessa sorrise con delicatezza e sincerità ed, ad un cenno del suo capo, Ser Helix Varnio cominciò con voce ferma.

“Tu, Aurora Victorius, giuri di servire con la tua opera o la tua vita la famiglia Ronuà e il Ducato tutto?”
“Lo giuro.”
“Giuri di seguire i precetti dell’Ordine del Dardo di Cobalto, di sposare la sua filosofia e i suoi ideali?”
“Lo giuro.”
“Giuri di finalizzare i tuoi sforzi ed elevarti ad esempio e punto da raggiungere per i tuoi compagni, eradicando l’istinto e favorendo la conoscenza?”
“Lo giuro.”
“Allora io ti nomino Dama Aurora Victorius dell’Ordine del Dardo di Cobalto! Oltre le difese!”
“Oltre le difese!”

“Tu Faramir, creatura arcana negromantica, sei ora nominato Scudiero Servente della qui presente Dama e vieni d’ora in poi considerato cittadino del Ducato per volere della famiglia Ronuà. Giuri fedeltà a Dama Aurora e a precetti che questa figura impersona?”
“Lo giuro.”
“Allora io ti nomino Scudiero Servente della Dama Aurora Victorius dell’Ordine del Dardo di Cobalto! Oltre le difese!”
“Oltre le difese!”

A tarda sera poco fuori dal Muro di Punta del Drago, due figure si allontanano solitarie nella via principale.
“Rilassa le spalle Aurora è andata, direi persino meglio del previsto..”
“Dama Aurora..” l’elfa scosse la testa “..già era abbastanza pesante Sapiente..”
“Dama o Sapiente o Stregona o altro per me sarai sempre kevha tus..”
L’elfa si soffermò un attimo sorridendo.
“Per fortuna..”

Sentrem

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