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DICERIE - POST Fate il Vostro Gioco

Messaggio Da Medea il Gio Dic 07 2017, 08:21

Arrow Tenuta di caccia Nordrake, un paio di giorni dalla fine del matrimonio ducale
Le guardie di confine vennero messe in allerta da un rumoroso vociare proveniente dalla strada principale che porta al casolare di caccia.
Si misero in posizione, attendendo che gli inaspettati ospiti sopraggiungessero.
Questi si rivelarono un numeroso gruppo di scalmanati bargiotti e fu solo dopo numerose intimazioni a fermarsi che si placarono e si schierarono di fronte alle guardie.
Il meno ubriaco del gruppo, fece un passo avanti, ed esclamò biascicando
“Siamo qui per portare le nostre rimostranze al Duca in persona! Barge è un disastro e nessuno interviene per sistemarla! Dov’è il Ducato?!”
Un altro si aggiunse alla protesta, sollevando sopra la testa un boccale ancora mezzo pieno
“Si! Dove sono i nobili?! Cosa fanno?!”
“Troppo impegnati a spendere i nostri soldi!”
Altre voci si unirono al coro
“Si! Dicono che è colpa nostra perchè siamo dei nullafacenti! Ci faremo giustizia da soli!”
"Intanto questi vengono e ci dissacrano le tombe!"
“E Barge? Chi ci pensa a Barge?!”
I soldati si lanciarono delle occhiate confuse, sedando poi la protesta con superficialità.
Il capitano fece un passo avanti, asserendo
“Qualsiasi sia il motivo del vostro viaggio sino qui, è inutile” Lanciò uno sguardo annoiato alla folla di bargiotti “Chiunque vi fosse di anche solo vagamente importante in questo luogo, se n’è ormai andato da giorni. Tanta strada per niente…” Disse ridendo sotto i baffi.
Il portavoce dei bargiotti, ora che un glaciale silenzio era calato, chinò lo sguardo a terra, borbottando
“Eh… Ah… Cavolo. E’ che c’era il matrimonio di mio cugino per strada… Faceva brutto non fermarsi a salutare…”

Arrow Oleth, qualche tempo dopo il matrimonio
Un gruppo di uomini ricoperti di pesanti pellicce, si apprestò ad uscire dal capanno di caccia per andare a svolgere il loro lavoro.
Uno di loro digrignò i denti, allacciandosi la faretra addosso
“Dannazione, l’anno scorso le prime nevicate erano sopraggiunte a inverno inoltrato, solo il monte sacro era imbiancato. E adesso guarda! Sembra quasi che Apawi abbia voltato le spalle e già fa un freddo terribile”
L’amico rispose, sistemandosi il mantello sulle spalle
“Già e ora a causa della prima neve dobbiamo cacciare in fretta e furia, prima che gli animali si nascondano nelle loro tane per l’inverno…”
Un terzo cacciatore, intento rinfoderare le proprie asce, esclamò seccato
“Ahhh, smettetela di lamentarvi! Quello che se la vedrà peggio sono decisamente io! Io, che sarò rinchiuso in casa tutto questo dannatissimo inverno con mia moglie e le mie tre figlie femmine! Avete idea?! Se almeno mi fosse arrivato un figlio maschio…”
Il primo rise, battendogli una mano sulla spalla
“Beh, a quanto pare, avrai un lungo inverno per darti da fare a riguardo!”

Arrow Dimora invernale Stein, due ore prima dell’alba
Rufus Stein camminava nervosamente avanti e indietro di fronte alla pesante porta in quercia, le mani strette dietro la schiena. Dall’interno della stanza si udivano di tanto in tanto delle grida di dolore e un vociare sommesso, oltre a qualche ordine concitatamente impartito. Questo oramai da diverse ore.
Dopo la lunga attesa, finalmente, un vagito interruppe la marcia del nobile.
L’uomo si paralizzò nell’attesa di vedere la porta aprirsi.
Quando questo finalmente accade, una levatrice fece capolino dalla stanza.
In mezzo a diverse attendenti, stesa sul letto e madida di sudore, giaceva un’esausta Livia Nordrake.
Rufus le lanciò un veloce sguardo prima di concentrarsi sul fagotto che la levatrice stringeva al petto. Avvicinatosi, lo prese tra le braccia con delicatezza e scostò il lenzuolo dalla faccia dell’infante, osservandolo lungamente, studiandolo.
Incrociò nuovamente lo sguardo della moglie e un suo cenno del capo fu sufficiente.
Rufus baciò la fronte del figlio, stringendolo a sé e mormorando “Benvenuto figlio mio, benvenuto Nicholas”

Arrow 5/12/1317, notte in una cittadina, un vicolo poco frequentato
Un vecchio nano entrò in una stradina deserta con passo sicuro e baldanzoso.
Si passava bonariamente la mano nella folta barba, quasi divertito dalla situazione.
“Ah, ne ho conosciuti di fantomatici capi. Vedi se non li rimetto a posto” ridacchiò tra sé e sé, senza fermare il proprio passo.
Dalla strada principale si sentì un forte trambusto, poi il silenzio.
Qualche minuto più tardi, il nano ritornò sui suoi passi, ripercorrendo il percorso nel senso inverso.
Il cadavere del suo avversario giaceva al suolo, martoriato.
Un sorriso si disegnò sul volto del combattente mentre si allontanava dalla scena di violenza.
Nulla sarebbe cambiato quella sera, tutto era esattamente come prima.
Ma lui, non era più lo stesso.

Arrow Palazzo Nordrake, due lavandaie parlottano mentre lavorano
“E quindi la Gina si è presa per quel Mirkus. Capito lui? Dice che se la vuole sposare!”
La seconda serva sorrise, commentando
“Ah, son proprio contenta per la Gina…! Ma a proposito di matrimoni! La Duchessina? Come va nella nuova ala del castello dedicata a lei?”
La lavandaia sussultò, zittendo l’amica con un verso
“Shhh! Attenta Lucilla che se ti sente son guai! Da quando è arrivata qui ha già liberato più di quaranta servitori, c’è un continuo ricambio di servitù tra maggiordomi, sguattere, cuochi, cocchieri… Temo che potrebbe toccare anche a me prima o poi…”
“Cielo… Dal canto mio, nell’ala del Duca sento spesso sbraitare dalla saletta comune. Sai, quella dove di solito si trovano i capi organizzazione per le comunicazioni… Senti qua, sembra che nessuno sia contento che il Duca abbia lasciato tutta la discussione in mano al Gruppo d’Intervento, piuttosto che a loro, che hanno la legge dalla loro parte”
“Si, ma che discussione?”
“Quella sulla sorte di quel cavaliere che ti piace tanto, cara! Lamabianca! Quello che ha rischiato la picca, per intenderci”
“Povero cavalieruccio mio…”

Arrow Punta del Drago, in una bettola dei sobborghi
Tre uomini parlavano tra loro ad un tavolo, nell’angolo della sala principale
“Quindi J, alla fine è andato tutto bene nonostante tutto, no?”
“Infatti, concordo con il Signor S. Nonostante il pessimo scontro abbiamo avuto modo di vedere di cosa sono capaci”
L’uomo a cui venivano poste le domande rimase zitto, rimuginando.
Il Signor A sospirò, commentando
“Capisco che abbiano comunque fallito, J…”
Il Signor S esclamò
“Dai A, non è vero! Sono comunque riusciti ad ottenere molto con le loro azioni…”
Entrambi puntarono lo sguardo su J, che rimase silenzioso.
“Ok si, potevano certamente fare di meglio, ma sono alle prime armi, dopotutto!”
“... E poi devono capire ancora bene il loro ruolo in tutto questo!”
Il silenzio li accolse nuovamente
“Ehm… Scusaci capo”
“Abbiamo sbagliato noi?”
J si alzò, allontanandosi dal tavolo, lasciando i due compagni soli
“Capo? Perché te ne vai?”
S scosse il capo “Lascialo stare, è palese che qualcosa lo turba… E’ così pensieroso…”

Arrow Sede centrale della Somma Accademia
Diversi uomini erano raccolti in consiglio.
L’uomo più distinto tra loro pose una domanda al resto del gruppo
“E’ giunto il momento, confratelli, di fare il consueto bilancio annuale degli obiettivi raggiunti e dei futuri progetti. Quindi, come volge la situazione delle casse interne? Quanti insegnamenti sono stati elargiti? Quanti Maestri sono stati registrati e inseriti nel nostro ordine?”
Un uomo scosse il capo, annunciando grave
“Venerabile Maestro, mi duole avvertirvi che gli insegnamenti elargiti sono stati pressoché nulli e le nostre casse sono vicine all’esaurimento. Inoltre, non vi è neppure l’ombra di Maestri volontari”
Il Maestro si rabbuiò, stringendo le labbra in una smorfia
“Capisco. Quindi è tempo di sguinzagliare gli esattori”
“E chi avete intenzione di inviare, Venerabile?”
“Ma voi, Cornelio, ovviamente”
“Sarà per me un vero onore, Venerabile Maestro”

Arrow Appena fuori dalle mura del Pinnacolo dell’Essenza
Un cielo nero come la pece, attraversato di tanto in tanto da sporadici ma luminosi fulmini. A terra vi era un gruppo di cadaveri su cui si stagliavano due figure.
Uno dei due fece un passo verso l’altro, alzando una mano nella sua direzione
“Fermati, non puoi continuare con questa follia!”
L’altro gli mostrò un sorriso beffardo
“Tharok, amico, qui si tratta di dimostrare al Ducato la nostra superiorità”
Il vecchio nano non si fece intimorire, con voce ferma, tentò nuovamente una via di confronto e dialogo.
"Morgan, ma di quale superiorità stai parlando? Siamo tutti utili e nessuno è necessario! Non puoi continuare con questo massacro..."
D’improvviso Morgan alzò un braccio al cielo, una luce si sprigionò dalla sua mano e con un’esplosione colpì violentemente tutto ciò che lo circondava, ferendo Tharok con l’onda d’urto
"Se non vuoi appoggiarmi” disse con espressione maligna “dovrò liberarmi innanzitutto di te. Passerò poi ai Maestri e infine all'intero Ducato. Ovunque il mio nome rieccheggierà e ogni singolo cittadino tremerà al solo pensiero di incrociarmi sulla sua strada.”
D’improvviso, non appena finì di parlare, un fulmine squarciò nuovamente il cielo, illuminando i quattro Maestri appena apparsi attorno a lui.
Morgan scosse il capo, sbuffando.
I Maestri, con le voci all’unisono, pronunciarono
“Per la tua scelleratezza, per il genocidio che hai compiuto e per la follia delle tue azioni, verrai ora bandito dalla Congrega Della Fiamma Eterna! Che il tuo nome venga dimenticato e che le tue capacità blocc...”
Con una risata beffarda, l’uomo scomparve nel nulla, impedendo ai Maestri di concludere la Maledizione e di apporre il Sigillo.
Nel silenzio, tra sconforto e sorpresa i quattro Maestri impiegarono qualche secondo ad accorgersi di Tharok, steso a terra gravemente ferito. Si scambiarono qualche sguardo dubbioso, prima di accompagnare il vecchio nano all’interno delle mura.
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