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Il vento tra le spighe - Lady Druilia Yer

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Messaggio Da Sentrem il Dom Feb 02 2020, 11:52

Una brezza leggera smosse le ciocche bionde che non erano state intrecciate sul capo della donna.
Qualche filo bianco si inframezzava alla chioma, tradendo l’età della lady il cui stemma della spiga era fieramente appeso al fianco.
Druilia, china su di una tomba, carezzava con tocco gentile il marmo bianco, traslucido, mormorando “Sono passati cinque anni dalla nostra ultima battaglia padre. E’ stata dura, ma il tuo supporto è stato fondamentale. Per me, per il Patto, per il Ducato.”
Mentre diceva questo, un ragazzino sulla soglia dell’adolescenza la affiancò, poggiandole una mano sulla spalla
“Madre, tutto bene?”
“Si, si va tutto bene. Siedi accanto a me, vorrei restare qui ancora qualche minuto.”
Il ragazzino dai capelli scuri annuì, sedendosi accanto a lei a gambe incrociate. Indossava i colori della casata e portava un borsello talmente ricolmo di sementi che a ogni movimento questi rischiavano di cadere a terra.
“Vedi, quando tu eri ancora ad Alabaster, quando eri più piccolo, sono successe molte cose” esordì Druilia con un mezzo sorriso, sedendosi a terra a sua volta, sistemandosi la veste con grazia “Ricordi degli invasori? Te ne ha parlato spesso la balia.”
Il ragazzino annuì “Si, i Florjark e lo Skaldo, l’Estasiato di Wotan. Hanno fatto affondare Punta del Drago, giusto madre?”
“Esatto, bravo. Quando tu eri solo un bambino, lo Skaldo ha ferito una delle faglie principali con la propria spada, andando a ferire l’intero Ducato e tutte le persone che vi abitavano.”
“Madre,” la interruppe il ragazzo “Fu allora che combattesti per il nostro nome?”
“Esattamente, proprio quel giorno, assieme a tuo nonno e alla zia Altea. Giurammo che non saremmo usciti vivi da quella battaglia, perchè così avremmo riavuto la gloria perduta.”
“Ma… Non siete riuscita.”
Druilia rise, di cuore “No, nessuno di noi tre è riuscito a cadere in quella battaglia, anche se andai direttamente contro uno dei loro paladini. Volevo morire.”
Il ragazzino parve confuso “Aspetta, questo non me lo avevi mai detto, come mai?”
Lei mostrò un mesto sorriso “Perchè poche ore prima avevo subito una perdita, così dolorosa che nemmeno Zaccaria riuscì a farmi desistere.”
“Nemmeno lo zio Zaccaria?”
“No, nemmeno lui. Ero desvastata, incentrata in tutto e per tutto a combattere sino a che non avessi esalato l’ultimo respiro. Almeno, con il mio dolore, avrei risanato l’onore degli Yer e tutta la linea cadetta avrebbe vissuto nella gloria, senza vergogna o rimpianti per ciò che ci era accaduto.”
“... Perchè allora eravate decaduti.”
“E’ stata una vita difficile, la nostra. Ma tu e i tuoi fratelli e sorelle non dovete temere, sono stata chiara?”
“Si madre.”
“Ora, tornando al discorso principale: i membri del Patto d’Acciaio non hanno ubbidito al mio volere e mi hanno salvata.”
“E non li hai puniti?!”
Druilia scoppiò nuovamente a ridere “Ammetto di averci pensato seriamente figlio mio, ma no, non lo feci. Dissero una cosa che mi fece capire che la morte, la battaglia, l’ardore del combattimento, non erano tutto ciò che rappresentava la mia vita. Dissero di avere fiducia in me, nella mia guida. E io cedetti alle loro parole. Vedi, se non li avessi ascoltati, ora io sarei annegata a Punta del Drago. Ma grazie alla loro fiducia, mi rimisi in viaggio con mio padre e mia cugina, per tornare a casa per tentare di sistemare tutte le questioni del Patto. Senza di loro, noi non avremmo tutto questo.”
Alzarono entrambi lo sguardo, osservando ciò che li circondava.
Seduti sulla cima di una piccola collina verde, parevano immersi in un mare dorato, mentre le spighe chiare ondeggiavano assieme al vento. L’aria era calda e portava con sè il profumo dell’estate, mentre l’occhio si perdeva sull’immensa distesa di grano, sino al piccolo castello al suo limitare.
“Senza il Patto d’Acciaio e la forza dei suoi uomini, gli Yer non avrebbero una casa.”
“E grazie anche alla duchessa reggente.”
“Sei acuto, come sempre. Mi piace questo tratto di te.”
“E’ per questo che hai adottato tutti noi orfani di Alabaster?” domandò il ragazzino con una risatina
“Certo. In ognuno di voi ho visto qualcosa di spettacolare.”
Allungò la mano, sfiorandogli la spalla e lo attirò a sè, abbracciandolo.
Rimasero silenziosi per diverso tempo, con lei che poggiava il mento sulla testa di lui.
Il marmo bianco riluceva sotto i raggi del sole, le scritte infuse con l’argento:
Einrich Yer e sua moglie Birgit Yer Jerfer Lar riposano qui.
Purifica con violenza, governa con saggezza.
Druilia sorrise, portando la mano quasi istantaneamente al fianco, nello stesso punto dove per molti anni aveva portato la propria spada. Ma ora, non vi era nulla. Solo una piccola spilla dorata, ben tenuta, regalatale anni prima da una persona coraggiosa.
“D’accordo, è tempo di andare. Vai a chiamare tutti gli altri e di loro che dobbiamo tornare al castello.” Diede un bacio sulla fronte al figlio, lasciandolo andare quasi a malincuore.
Lui si alzò in piedi con uno scatto, aiutando poi la madre, stringendole la mano.
Si incamminò, pronto a scendere verso il gruppetto di bambini che rotolavano e giocavano assieme sotto la supervisione delle balie.
Druilia ebbe un moto d’affetto per quel bambino che aveva visto crescere negli ultimi anni, il primo di molti altri.
Grazie a loro, non ebbe mai bisogno di sposarsi, perchè la linea di sangue più pura era proprio quella degli innocenti.
“Istvan!” Esclamò e il ragazzino si fermò, voltandosi verso di lei “Dimmi madre!”
“Ricordati che più tardi dobbiamo andare ai granai ad aiutare, va bene?”
“Di nuovo?! E va bene, prometto di non ingozzarmi a pranzo!” Esclamò divertito, correndo via.
Druilia fece un lungo respiro, quasi sollevata.
Alzò lo sguardo al cielo, rivolgendosi al sole e si coprì gli occhi con la mano aperta, sorridente.
Il sole sembrava davvero più splendente.

Sentrem

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