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La Guaritrice e la Tribale - Lady Mairi Warfer

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Messaggio Da Sentrem il Sab Mar 31 2018, 21:48

Il campo di addestramento della Caserma era sempre in fermento fin dalle prime luci dell’alba. Non era così strano che si sentisse rumore di armi che cozzavano o grida di rimprovero dai graduati più alti nei confronti delle reclute o dei soldati più giovani e inesperti.
Era persino normale che a qualcuno fosse ordinato di “pulire le latrine” o far “bandiera”; com’era normale l’odore di sudore e a volte anche di sangue, che si respirava quando erano fatti allenamenti di gruppo. Assolutamente tutto nella norma per chi faceva parte dell’Occhio e Spada. Per la giovane Tribale più che normale era tutto piuttosto insolito, quasi quanto lei in quel posto.
Anche quella mattina era in corso un addestramento piuttosto intenso. Proseguiva ormai da almeno un paio di ore, e alternava facce sconosciute a quelle che magari aveva già intravisto almeno una volta.
Stava seduta da parte, affiancata da uno dei membri dell’Occhio e Spada, molto al di fuori da dove avrebbe potuto essere d’intralcio per l’addestramento altrui cui presta una minima attenzione.
Impegnata in ben altro, si distrae solo al tintinnio particolare di una lama o un richiamo diverso dagli altri; il foglio di carta e il carboncino pressato che tiene tra le dita hanno la priorità. Il nero del carbone aveva lasciato sulle sue dita segni neri, che si erano trasferiti anche in minima parte sulla stoffa delle vesti chiare.
Teneva la carta in bilico sulle gambe e china su di essa continuava a cercare il giusto tono di sfumatura che desse un significato alle linee scure che aveva tracciato. Colpetti rapidi a volte, seguiti da strascichi più lunghi subito dopo. A lavoro finito avrebbe avuto senza dubbio un senso, ma non ora.
Un sospiro leggero sfugge da sotto la maschera da civetta, prima che si rivolga proprio alla presenza accanto a lei <<Mirka scusatemi credo di sta-…>> la frase rimane sospesa nell’aria quando un grido dall’altra parte del campo di addestramento le fa sollevare lo sguardo incuriosito.
<<Guaritrice!>>
La donna, che fino a quel momento era rimasta seduta accanto a lei in silenzio, si alzò in piedi scuotendo la testa e sospirando prima di dirigersi dove era stata appena chiamata.
La Tribale allungò il collo per guardare meglio il piccolo gruppetto che si era formato in un angolo del campo.
Erano in quattro, tutti armati di spada e scudo, con armature in cotta di maglia. Uno di loro era a terra steso. Da dove si trovava, non riusciva a capire bene la dinamica, ma pareva senza dubbio avere bisogno di un poco di soccorso. Non avevano chiamato una Guaritrice per nulla.
Proprio quest’ultima si stava avvicinando. In viso un’espressione di rimprovero. Il suo tono contrariato arrivò persino alle orecchie della Tribale cui un guizzo d’interesse illuminò gli occhi.
<<E allora, cerchiamo di fare più attenzione? Mica state combattendo contro i demoni. Vi state addestrando. Non è necessario colpire tanto forte>>
<<Veramente noi stavamo solo -…>> il soldato fu zittito da un’occhiata di Mirka <<Si Caporale Signora, faremo più attenzione>>. Solo dopo un lungo momento in cui i due si scambiarono di sguardo la donna, si mise all’opera rimboccandosi le maniche e protendendo le mani sul soldato a terra. La magia le illuminò lievemente i palmi.
<<Miei arcani poteri io vi scateno … guarigione disperdi cibi>> il sussurro morì sulle labbra di Mairi, mentre invece fu chiaro e forte nelle parole di Mirka.
Lei che era solo spettatrice, avrebbe voluto avvicinarsi per vedere più da vicino la donna Fargan all’opera, ma si limitò ad aspettare che quest’ultima tornasse nella sua direzione, dopo il ringraziamento del gruppetto di soldati.
La veste rossa e oro indossata dalla guaritrice risaltava più che mai sotto i raggi di sole che avevano finalmente iniziato a riscaldare l’aria. Tutto lì aveva quei colori sgargianti. Gli stessi soldati e reclute avevano un qualcosa che li richiamasse come simbolo di appartenenza, e un atteggiamento di cameratismo come pochi.
<<Come una Tribù>>.
<<Come avete detto?>> la interpellò con un sorriso cordiale Mirka, mentre riprendeva posto vicino a lei. La Tribale la guardò sorpresa.
<<Scusatemi, non pensavo di aver parlato ad alta voce>>.
<<Capita a volte, non serve mica che vi scusiate per così poco>> la Guaritrice le fece un sorriso paziente. Ne aveva ricevuti tanti da lei nei giorni passati, insieme a qualche rimprovero e numerosissime risate. In effetti, quella donna aveva un entusiasmo e una prontezza di spirito a dir poco singolare, ma che era anche veramente contagiosa. <<Comunque mi avevate chiamata prima? Cosa mi stavate chiedendo?>>.
<<Come?>>
<<Prima che mi chiamassero nobile, mi è sembrato che mi steste dicendo qualcosa>>.
<<Oh>> l’espressione sorpresa della Tribale tornò a farsi tranquilla <<No, nulla d’importante, mi sembrava soltanto di stare impegnandovi inutilmente. Insomma io me ne stavo qui zitta a fare questo senza dire nulla. Temevo di annoiarvi...>>.
Mirka scoppiò a ridere prima di posare una mano sul braccio di Mairi e avvicinarsi appena con fare più confidente <<Stavo controllando questi scapestrati. Serve sempre che ci sia qualcuno a tenere d’occhio la situazione se durante l’addestramento si fanno male. Ma in ogni caso>> la mano della donna indicò piano il disegno <<Procede bene mi sembra. Vi piace molto disegnare. Non è il primo che fate o sbaglio?>>.
Mairi abbassò lo sguardo sul foglio. In effetti, era già il << … quinto. Credo di aver già fatto, circa cinque disegni>>. Una scintilla di soddisfazione comparve negli occhi di Mirka a sentire quelle parole.
La tribale scosse poi la testa e riprese poco dopo <<Non sono così importanti, almeno non ora. Ci sono altre cose di cui ci si dovrebbe davvero preoccupare. Come le voci e i segreti che circolano nel Ducato. Ci sono troppe cose nascoste che dovrebbero essere svelate. Segreti nascosti forse nella storia stessa di queste terre. Tutto ha un filo che connette gli uni agli altri>>.
Mirka abbassò la voce un poco battendo l’indice con delicatezza sulle linee scure che il carboncino aveva lasciato sul foglio <<Come in questo disegno?>>.
<<In parte si...>> sospirò Mairi, facendosi poi più seria e tornando a guardare i soldati impegnati nell’addestramento <<...in realtà ho pensato a molte cose in questi giorni che ho passato con voi...>> gli occhi di Mairi si rivolsero verso quelli di Mirka molto seri <<La missiva che ho ricevuto, la ricordate vero?>>.
<<Certo nobile!>>
<<Mi potete chiamare per nome per favore?>> la domanda sorge spontanea prima che la tribale si schiarisca la gola <<Credo sia arrivato il momento per me di rispondervi. Vi andrebbe di darmi una mano? Ci sono anche altre cose di cui vorrei parlarvi, però non qui. Magari da sole. Sempre che non dobbiate fare qualcos’altro. In quel caso mi farebbe veramente piacere esservi di aiuto a mia volta>>.
<<Beh, Nonna Pompea mi avrebbe chiesto un aiuto alla mensa più tardi, ma credo sia opportuno che prima laviate via tutto quel nero dalle mani. Non credo che lei sarebbe felice di vedere una cosa simile nella sua cucina>> c’era un’espressione molto divertita sul viso della Guaritrice. Come se sapesse qualcosa di cui la Tribale non era a conoscenza. Senza dubbio però quest’ultima non avrebbe esitato, una volta che la donna si fosse alzata, a seguirla con solo una domanda in sospeso cui Mirka non avrebbe dato una risposta chiarissima.
<<Come mai tutti la chiamano Nonna? Insomma, non sarà mica imparentata con tutti voi>>
<<Oh lo vedrete Mairi. La nonna è la nonna>>.

Sentrem

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