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Una storia mai raccontata - Parte 3 - Anonimo

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Messaggio Da Sentrem il Ven Mag 10 2019, 18:12

In una taverna malfamata, 2 marzo 1317

La taverna era affollata come tutte le notti: tra le alte ombre create dalle numerose candele accese, parecchi erano quelli che parlottavano sommessamente di affari non troppo raccomandabili.
Il posto era frequentato da giocatori d’azzardo, ladri di galline, rapinatori, mercanti disonesti ed altri piccoli delinquenti.
In un tavolaccio, accanto alle finestre della taverna, c’erano quattro individui seduti: tre di questi erano avvolti nei loro mantelli scuri ed era chiaro, dall’ atteggiamento, che erano completamente a loro agio nella situazione mentre l’altro, che sedeva di fronte agli incappucciati, aveva il busto proteso verso il tavolo e stringeva nervosamente tra le mani il suo cappello con una lunga piuma: sembrava volesse stare ovunque tranne che lì.
“Dunque, Piumetta, sei convinto? O vuoi ritirarti?” chiese il nano con fare beffardo
“N-no, ho deciso…”
“Bene!”
“Lui è un...figlio del mio nobile. Del ramo cadetto… Ha imposto lo ius primae noctis. Io-io ho una figlia, sapete, è promessa...”
“Sisi, abbiamo capito, ma quanto sganci?” domandò la ragazza, interrompendo il discorso dell’uomo, che deglutì ed estrasse un fagottino di cuoio.
“Mh, mi pare onesto. Dove troviamo il figlio di papà?” continuò questa, passando il fagotto ad un orco che non aveva ancora proferito parola.
“Studia alla Cattedrale di Ferro, è una mano… una mano bianca”
Un bagliore all’esterno attirò l’attenzione della donna, che si voltò appena verso la finestra: qualcuno si era avvicinato velocemente alle mura esterne della taverna, in direzione opposta della porta.
“Vuoi che lo appendiamo con i pollici in giù o preferisci che gli facciamo incontrare i Tre, eh, Piumetta?” chiese il nano
La donna venne distratta dal sussulto improvviso del loro interlocutore, che si lasciò sfuggire di mano il cappello; mentre questi bofonchiava un debole “Bhe, io…”
“Reitrac…” sussurò la ragazza
“Avanti, su, Piumetta! Dicci cosa vuoi che facciamo” continuò Reitrac, ignorando la compagna.
“Reitrac” ripetè a voce più alta la ragazza mentre una recluta dello Scudo che Ascolta entrava dalla porta terrorizzata urlando qualcosa su qualcuno che stava arrivando a prenderli tutti.
Accadde tutto in un momento, la vita da sicari aveva insegnato ai tre compagni che simili frasi non vanno verificate sul momento, mentre nella taverna tutti si giravano per capire chi diavolo fosse e chi cercasse. Olog l’orco ribaltò il tavolo ed il povero omino che cercava i loro servizi mentre si precipitavano all’esterno e poi di corsa nei boschi.

Da qualche parte nel Ducato, 5 marzo 1317

Alcuni giorni dopo la soffiata del loro compagno, oramai disperso, i tre compagni si erano riuniti al loro capo e discutevano animatamente.
“Gilac! Maledetto elfo, dov’eri quando servivi?” sbraitò il nano
“Sono venuto a salvarvi il fondoschiena”
“Ma… di che parli? Dovevi farci da spalla, giù alla taverna”
“Chi vi segue?” domandò l’elfo
“La Catena, Gilac” disse l’umana
“Merda”
“Già, li ha sicuramente mandati quel Bacchettone maledetto”
“Lo Scudo è sciolto” disse Gilac
“Cosa?!”
“Sciolto, crollato, ho detto” ribadì l’elfo “Sarah ha cantato”
“Non può essere, sei pazzo amico”
“Guardate qui”
L’elfo estrasse dalla tasca una pergamena in cui gli veniva comandato di trovarsi nei pressi della taverna per “ripulire” un portantino sorvegliato dai Legionari del Patto, a suo supporto si sarebbero aggiunti Reitrac, Olog, Serena e Sarah, nel caso la merce fosse stata rivenduta direttamente la notte stessa, nella taverna lì vicino.
“Vedi, Serena? E’ firmato “Colei che Ascolta”. Sarah ha tradito. Ha fatto in modo che fossimo tutti vicini, affidandoci incarichi e promettendoci la sua presenza, ed invece chi troviamo? La Catena” concluse.
“Tu come lo sapevi? noi siamo salvi grazie a una recluta”
"Ho ricevuto una soffiata da un mio informatore: il portantino sarebbe passato in anticipo rispetto all’orario deciso, così ho pensato di muovermi da solo, non avevo tempo di avvisarvi. Ho fatto un giro tra quelli che dobbiamo affrontare, quelli del Gruppo di Intervento e indovinate chi c’è? Sarah, al suo posto come sempre! Quindi a lei non danno la caccia, perchè tutti tranne lei, eh? Chi ci ha smascherati se non che l’unica persona che poteva fornire l’intera organizzazione in un colpo solo?"
“Ma…”
“No, non c’è ma. Da chi avete ricevuto l’ordine di andare alla taverna?”
“Da Colei che Ascolta” bofonchiò Olog
“Dammi la lettera” chiese Serena, che immediatamente dopo mollò un ceffone in faccia all’orco “Ti sembra la scrittura si Sarah!?!? Guarda come è ordinata e maledettamente precisina! Imbecille!”
“Già, proprio come pensavo. E brava la nostra Sarah” commentò sarcasticamente l’elfo.
“E la Catena?” chiese il nano
“Chiaramente l’ha avvisata Gamagori. Chi altri?”
“Forse Sarah è stata incastrata a sua volta…”
“Da chi? Da quell’idiota di Dawner? Andiamo, sù, non ci credi neanche tu se lo ripeti. Sarah si è fatta i suoi affari, ha fatto cadere lo Scudo al momento giusto uscendone pulita.”
“Per Gureg, ha ragione lui. Se qualcun’altro avesse cantato, la prima testa a cadere sarebbe stata quella di Sarah, invece è l’unica salva.”
Davanti all’evidenza, Serena tirò un calcio al tronco dell’albero più vicino.
“Hai scelto il maestro sbagliato, bella. Ed anche l’amica sbagliata” commentò il nano
“Dobbiamo muoverci” incalzò l’elfo “Se quel maledetto doppio 5 ha dichiarato la Caccia Grossa ed ha mosso quei fetenti della Catena non abbiamo molto spazio di manovra. Dobbiamo andarcene molto, molto lontano”
“A questo punto, combattere al fianco di Dawner non ha senso: ci facciamo solamente ammazzare. Exodus sta andando a Mu. Direi di seguirlo finchè si calmano le acque e possiamo tornare a vendicarci di Lei, del Bacchettone e di tutti gli altri pusillanimi”


Sentrem

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