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Incubi - Nereya

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Incubi - Nereya

Messaggio Da Sentrem il Gio Nov 09 2017, 23:51

Passi rapidi.
Uno dopo l'altro.
Suole contro pietre bagnate.
Inciampare. Incespicare.
Rialzarsi.
Notte.
Respiro affannato.
Il riverbero rosso del fuoco, un vestito bianco.
Palpitazioni rapide, confuse, impanicate.
Suono di altri passi, e non solo: bastoni di ferro, sferzate di fiamme, maledizioni, condanne.
Fuga nei vicoli.
Fuga nel vicolo sbagliato: un muro.
Spalle al muro.
Davanti loro.
Tremiti.
Un viso ancora integro, candido.
Occhi azzurri.
Paura.
Si avvicinano.
Paura.
Uno di loro alza una mano.
Paura.
Impugna un'arma.
Paura.
Un'arma arroventata.
Paura.
PAURA.
P A U R A.

"AHHHH!!!"
Un urlo nel cuore della notte spezza la quiete della Cattedrale di Ferro. Non c'è da stupirsi se le hanno dato l'ultima stanza in fondo al corridoio, lontana dalle altre, quella che tutto sommato risulta più isolata. Gli incubi ricorrenti e troppo vividi oltre alla sua salute rischiano di far perdere il sonno pure ad altri.
Qualche voce lamentosa, dalle altre stanze.
La giovane donna si rende conto di dove è. Gli occhi mettono a fuoco nel buio, riconoscono le cose: il giaciglio su cui non è più sdraiata ma seduta, la sua coperta, il suo vestito poggiato sulla sedia innanzi al sobrio scrittoio. Mentre tira il fiato e i battiti rallentano si rende conto di quanto è sudata. Deglutisce, socchiude gli occhi.
Nessuno bussa alla sua porta.
Sospira.
La mano sinistra fa da sostegno al suo stesso peso, poggiata contro la superficie del letto. La destra viene passata sul viso. Il corpo urla: caldo, sete. Sposta le coperte, si alza, muove verso lo scrittoio. Prende la caraffa, riempie un bicchiere, si disseta. Non basta, ancora. La mente intanto si perde negli ultimi spasmi dell'incubo troppo vivido, ancora in grado di farla tremare pur da sveglia. Abbandona al loro posto brocca e bicchiere, torna a letto, vi si siede.
"..."
Non parla, eppure l'espressione del suo viso è eloquente: anche per quella sera non riuscirà più a dormire. Prende la coperta, se la avvolge attorno alle spalle e si lascia scivolare a terra. Da sotto il letto prende il suo libro, lo apre e osserva al buio quelle poche lettere e disegni che riesce a distinguervi.
"Era tutto più facile quando c'eri tu" esordisce schiudendo le labbra in un leggerissimo sussurro. "Non so se per qualche meccanismo che non conosco mi riuscirai a sentire... ma mi piacerebbe che fossi ancora qui come una volta".
Si lancia un'occhiata d'attorno la ragazza, tende l'orecchio: nessun suono; nessun rumore; nessuna presenza. Sospira pesantemente.
"Ricordi quando ti chiamavo, e c'eri per qualsiasi cosa? Quando mi avvisavi di chi mi controllava. Anche quando mi insegnavi... era pesante alle volte, ma mi piaceva un sacco. Mi sentivo meno sola" scuote la testa, in orizzontale "Non capisco perchè te ne sei andato così di punto in bianco. Volevo che le persone avessero fiducia nel bene che sto cercando di fare, ma non volevo arrivare a rinunciare a te. E..."
Socchiude gli occhi, l'ennesimo sospiro.
"Potranno dirmi quello che vogliono: che è un contrasto, un controsenso, che è sbagliato. Ma era bello quando c'eri. E io... non so come dimostrartelo. Dovrei trovare qualcuno che mi insegni a evocarti, ma anche se so che non c'è pericolo, con te, sarebbe la mia fine. E' contro la legge, e ho paura. Ho paura di ogni passo che compio, di ogni parola che dico. Mi sento in colpa, perchè comunque se sono viva lo devo pure a te. E non so al tempo stesso quanto sentirmi in colpa, perchè tu sei... sei una creatura di Lei. Di Elyar. La stessa Elyar che tra queste mura viene sempre nominata assieme a Lex ed Hexarcus, i Tre in cui credo e per cui agisco".
Si ferma dal parlare. Sfiata aria dalle labbra. Deglutisce, a fondo. Di nuovo tende l'udito all'ascolto di qualcosa di differente. Nessuna risposta.
Abbassa di poco il capo, con fare sconsolato. Gli occhi vanno al pavimento, mentre poggia le spalle contro il bordo del letto. Socchiude gli occhi.
"Troverò il modo di averti di nuovo al mio fianco. E troverò anche il modo per farmi rispettare dagli altri. E per far sì che vada tutto bene".
Sfila il lapis dal suo inserto in fianco al libro, lo impugna. In silenzio inizia a scrivere su una delle pagine bianche. Un silenzio senza rimando di respiri e suoni e battiti che non siano i suoi.
Nel giro di poco, l'alba decreta un giorno nuovo che comincia.

Sentrem

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